OPEN STORAGE
Per secoli il museo ha deciso cosa mostrare e cosa lasciare invisibile. Una selezione inevitabile: mentre poche opere entravano nelle sale, la parte più consistente delle collezioni rimaneva custodita nei depositi, accessibile quasi esclusivamente a conservatori, studiosi e addetti ai lavori. A East London, il V&A East Storehouse prova a ribaltare questa logica. Progettato da Diller Scofidio + Renfro, il deposito smette di essere il backstage del museo e diventa parte dell’esperienza culturale. Il progetto occupa una sezione dell’ex Media Centre dei Giochi Olimpici di Londra 2012, all’interno del Queen Elizabeth Olympic Park, e si sviluppa su quattro livelli. Ma sono soprattutto i numeri della collezione a raccontarne la scala: oltre 250.000 oggetti, 350.000 libri e 1.000 archivi riuniti in un luogo che non cerca di mascherare la propria natura di grande infrastruttura museale. Scaffalature, aree di studio e spazi per la conservazione rimangono visibili, costruendo un ambiente in cui esposizione e lavoro quotidiano non appartengono più a due mondi separati.
A East London, Diller Scofidio + Renfro trasformano il deposito del V&A in uno
spazio pubblico. Oltre mezzo milione di opere diventano il punto di partenza per
ripensare il rapporto tra museo e visitatore.
Al centro dell’edificio, la Weston Collections Hall attraversa tre livelli e rende immediatamente percepibile la vastità del patrimonio. Più di cento piccole esposizioni curate si inseriscono direttamente tra le scaffalature, accostando oggetti dalle dimensioni, dalle epoche e dalle provenienze più diverse e restituendo la complessità dei cinquemila anni di creatività raccolti dal V&A. Ma la trasformazione più interessante riguarda il modo in cui il pubblico può entrare in relazione con questo patrimonio. Con Order an Object, il visitatore può prenotare in anticipo uno degli oggetti conservati nello Storehouse e osservarlo da vicino con l’assistenza dello staff. Un gesto apparentemente semplice che modifica una delle convenzioni più consolidate dell’esperienza museale: alla selezione proposta dal curatore si affianca la curiosità individuale. La visita può così iniziare da un’opera, un autore, un materiale o semplicemente da qualcosa che normalmente non avrebbe trovato posto in una sala espositiva. Anche le attività tradizionalmente confinate dietro le quinte entrano nell’esperienza. Conservazione, ricerca, archivi, workshop, performance e proiezioni diventano parte di un sistema aperto nel quale il pubblico può comprendere non soltanto ciò che un museo possiede, ma anche come lavora. È qui che il V&A East Storehouse supera il modello tradizionale del deposito visitabile. Diller Scofidio + Renfro non trasformano semplicemente uno spazio di conservazione in una grande esposizione: rendono leggibile il funzionamento stesso dell’istituzione. Conservare, studiare, restaurare e mostrare diventano momenti dello stesso processo. In una città che custodisce alcune delle collezioni più importanti al mondo, il progetto pone così una domanda molto contemporanea: quanto di un museo deve davvero rimanere nascosto? La risposta del V&A East Storehouse è radicale nella sua semplicità: aprire le porte, mostrare ciò che normalmente non vediamo e lasciare che, almeno qualche volta, sia il visitatore a decidere da dove cominciare.
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
V&A East Storehouse, London. Project by Diller Scofidio + Renfro. Ph by Hufton + Crow
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