Intervista a
STEFANIA DI PETRILLO
Certe rivoluzioni avvengono in silenzio, per piccoli gesti che trasformano il quotidiano in qualcosa di nuovo. Con Torsade, la designer Stefania di Petrillo riscrive il ruolo di un elemento marginale del lampadario classico -il braccio di cristallo- portandolo al centro della scena. Ciò che prima era solo un supporto per candele e lampadine, nascosto nella struttura dell’iconico lustre Saint-Louis, ora diventa protagonista, prendendo forma in un sistema modulare di illuminazione che unisce savoir-faire artigianale e ricerca contemporanea. Due sole forme -una a U e una ad anello- si intrecciano in combinazioni possibili fino a 18 moduli, creando geometrie che evocano il movimento della luce nel vetro. Un’idea nata da un’immagine semplice e poetica: un vecchio braccio di lampadario, dimenticato e appeso a un muro con una corda, osservata e reinterpretata nel tempo fino a trasformarsi in una ghirlanda di luce. Realizzare Torsade significa assistere a una danza di mani e fuoco: i maestri vetrai lavorano il cristallo fuso in coppia, tirandolo e avvitandolo fino a creare un intreccio simile a una corda. Per la versione ad anello, il vetro incandescente viene avvolto attorno a un cabestan d’acciaio, mantenendo la forma tridimensionale mentre si raffredda. Il tocco finale è una sottile striscia LED a scomparsa, sviluppata appositamente per il progetto, che si inserisce delicatamente nella struttura, illuminandola dall’interno. Torsade non è solo un progetto di design, ma una riflessione sulla durata degli oggetti, sul valore di ciò che resta nell’ombra e può essere reinventato. Il gesto di Stefania di Petrillo non è nostalgico, ma esplorativo: nel suo lavoro, gli elementi funzionali si trasformano in elementi poetici, in un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità.
Torsade nasce da un gesto di recupero e osservazione. Quanto è importante per te il concetto di “riappropriazione” nel design? Esistono materiali o tecniche tradizionali che sogni di rielaborare in futuro?
“Torsade è nato soprattutto dall’osservazione delle tecniche e degli ateliers della Manifattura, come d’altronde quasi tutti i miei progetti. Le fasi, meccaniche o artigianali che portano gli oggetti a prendere forma mi ispirano. Ma anche quello che resta, gli scarti, i pezzi rotti, gli assemblaggi, i fuori catalogo. Quello che abbiamo sotto gli occhi quando una tecnica si rende visibile. É spesso questo il mio input: iniziare un progetto con una visita negli ateliers. Nel caso di Torsade, per Saint-Louis, la visita è servita per capire che il braccio di cristallo, che esiste da secoli a forma di S, è sempre stato prodotto soffiando il vetro con una tecnica che permette di renderlo vuoto al suo interno. Cosi si fa passere il filo elettrico, nascondendolo. Siccome oggi la luce è lineare, grazie alla banda LED, mi è sembrata una buona idea sostituire il filo elettrico direttamente con la luce. L’idea, quasi infantile, è diventata realtà quando tutta l’equipe Saint-Louis, dagli artigiani, agli ingegneri luce, fino ai commerciali, hanno creduto a questa rivoluzione del lampadario. Nel futuro vorrei continuare progetti così ambiziosi e cooperativi. Il dialogo è l’altro fattore fondamentale per credere ad un’idea, vederla nascere e prendere forma. Sono italiana ma non ho mai, per ora, incontrato editori e manifatture nel mio paese. Mi piacerebbe nel futuro, parlare la mia lingua per un progetto, ed incontrare gli artigiani italiani della luce. Sperimentare col tessile mi interesserebbe moltissimo, ad anche in questo campo, gli italiani sono molto forti.”
Stefania di Petrillo. Torsade lamp by Saint-Louis. Courtesy by Saint-Louis
Torsade lamp by Saint-Louis. Courtesy by Saint-Louis
Il cristallo di Saint-Louis ha una storia secolare e una lavorazione profondamente ancorata alla tradizione artigianale. Come hai interpretato questa eredità nel progetto Torsade?
“Credo che l’idea di portare la luce all’interno del braccio sia stata accolta da tutti come una “ovvia sorpresa”: fare evolvere le forme del cristallo, adattandole alla luce contemporanea. Inoltre, per gli artigiani, è stata una sfida. Giocare con il tubo e metterlo in forma tridimensionalmente, è un gesto nuovo per loro. Saint-Louis con Torsade compie la sua missione a due livelli: evoluzione del gesto, evoluzione della tradizione. La scelta di utilizzare solo il tubo di cristallo lavorato a caldo, senza aggiungere altri pezzi di cristallo tagliati a freddo (altra tecnica emblematica della manifattura) ha reso il progetto ancora più contemporaneo e radicale.”
Nei tuoi progetti, il quotidiano diventa materia di esplorazione e trasformazione. Credi che il design abbia il potere di insegnarci a vedere diversamente gli oggetti che ci circondano?
“Da dieci anni, oltre che designer, sono giornalista per M le Monde, il supplemento del quotidiano francese. Scrivo su oggetti semplici, spesso anonimi, che hanno una storia e sono interessanti dal punto di vista della loro qualità, fabbricazione, economicità, intelligenza. Oggetti che tutti possiamo avere, ma a cui spesso non facciamo caso. Ne metto in luce la bellezza nascosta. Maestri del design italiani come Bruno Munari e Achille Castiglioni, hanno già parlato di design anonimo ai loro tempi.”
Puoi parlarci dei tuoi prossimi progetti?
“La serie di articoli per M Magazine sarà raccolta in un libro su cui sto lavorando con l’editore francese les Arènes. La collezione di oggetti sarà esposta alla Cité du Design di Saint Etienne che le dedicherà una mostra dal titolo “catalogue des objets trouvés” all’autunno prossimo. È in corso una nuova collaborazione con Saint-Louis, senza dimenticare i miei progetti con Hermès petit h, l’atelier del recupero di Hermès, per il quale continuo a creare costantemente pezzi unici e piccole serie che viaggiano nel mondo, facendo scalo nelle diverse boutique della Maison francese.”
Torsade lamp by Saint-Louis. Courtesy by Saint-Louis
Torsade lamp by Saint-Louis. Courtesy by Saint-Louis
Torsade lamp by Saint-Louis. Courtesy by Saint-Louis
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