L’ERA DEL DISGELO

È l’era del disgelo, la situazione attuale dei ghiacciai nel mondo è allarmante, con tendenze di ritiro accelerate a causa del cambiamento climatico. Negli ultimi due decenni, i ghiacciai hanno subito un’accelerazione nella loro fusione, contribuendo per il 21% all’innalzamento del livello del mare. I tassi di assottigliamento sono quasi raddoppiati dal 2000 al 2019, passando da 36 cm a 69 cm all’anno. Se le attuali tendenze di riscaldamento globale continuano, si prevede che circa due terzi dei ghiacciai del mondo potrebbero scomparire entro il 2100. Anche nel miglior scenario di contenimento del riscaldamento a 1.5 gradi Celsius, circa il 49% dei ghiacciai potrebbe comunque estinguersi. I ghiacciai coprono circa il 10% della superficie terrestre e immagazzinano circa il 70% dell’acqua dolce del pianeta. La loro perdita minaccia le risorse idriche di 2 miliardi di persone e aumenta il rischio di eventi naturali estremi, come le inondazioni. La fusione dei ghiacciai non è uniforme; i ghiacciai in aree come le Alpi, l’Islanda e l’Alaska stanno scomparendo a un ritmo particolarmente rapido.

I ghiacciai stanno affrontando una crisi senza precedenti,
con conseguenze catastrofiche per il clima globale
e le comunità umane. È cruciale che si adottino misure immediate
e collettive per mitigare il cambiamento climatico.

Le stazioni di ricerca polari sono fondamentali per la ricerca scientifica, la cooperazione internazionale, il monitoraggio ambientale e l’innovazione tecnologica. Il loro ruolo diventa sempre più importante nell’era del disgelo, man mano che il cambiamento climatico e altri fattori ambientali continuano a influenzare questi ecosistemi fragili. Hugh Broughton Architects è rinomato per la progettazione di strutture di ricerca nelle regioni polari, con un forte focus su sostenibilità e innovazione. Tra i progetti più interessanti lo studio annovera le stazioni antartiche Halley VI, la Scott Base e la Juan Carlos I Research Station.
Lo scioglimento del ghiaccio ha un impatto significativo sulle specie autoctone, influenzando la loro sopravvivenza e il loro habitat. Molti animali, come i pinguini e le foche, dipendono dal ghiaccio marino per la caccia e la riproduzione. La riduzione del ghiaccio marino significa meno aree per la caccia e la nidificazione, portando a una diminuzione delle popolazioni. L’architetto iraniano Sajjad Navidi ha messo a punto un sistema innovativo che aiuta i pinguini imperatore a riprodursi, controllando al tempo stesso lo scioglimento della calotta polare in Antartide. Si tratta del progetto Penguin Protection System.

Sono molti gli studi di architettura attivi nella lotta
contro il cambiamento climatico con progetti di collaborazione
con istituzioni e comunità locali. Ne sono un esempio Dorte Mandrup,
Gensler e Bjarke Ingels Group.

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Stazione di ricerca Halley VI, progetto Hugh Broughton Architects, photo James Morris

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Penguin Protection System, Sajjad Navidi

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Ilulissat Icefjord Centre, Studio Dorte Mandrup, photo Adam Mork

Lo studio SOS/Dorte Mandrup Arkitekter ha progettato il Ilulissat Icefjord Centre in Groenlandia, un centro di ricerca e visita che mette in evidenza gli effetti del cambiamento climatico sul ghiaccio. La struttura è progettata per integrarsi con il paesaggio artico e funge da punto di raccolta per la comunità, i politici e i ricercatori climatici. Altri studi virtuosi sono Gensler, fortemente impegnato a trasformare l’ambiente costruito per un futuro a zero emissioni e Bjarke Ingels Group (BIG) che ha sviluppato progetti innovativi che non solo affrontano le sfide legate al cambiamento climatico, ma mirano anche a creare spazi che celebrano l’interazione tra l’uomo e l’ambiente naturale.
Il ghiaccio e le sue proprietà affascinanti hanno ispirato architetti e designer a utilizzare il vetro per creare opere che ne evocano l’effetto. Questi progetti non solo cercano di catturarne l’estetica ma anche di riflettere la sua bellezza e fragilità.

L’uso del vetro che richiama il ghiaccio in architettura
rappresenta un’interessante fusione di estetica, sostenibilità e innovazione.
Questi progetti invitano anche a riflettere sulla nostra relazione
con la fragilità dell’ambiente naturale.

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Ice Cubes Cultural Center, Zone of Utopia e Mathieu Forest, Xianxiang. Photo ArchExist

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Qaammat Pavilion, Konstantin Arkitekter, photo: Julien Lanoo

L’Ice Cubes Cultural Tourist Center, a Xinxiang in Cina ne è un esempio. Questo centro è un’icona architettonica di un nuovo distretto turistico dedicato agli sport invernali. La sua struttura è composta da nove cubi di ghiaccio sovrapposti, con facciate in vetro che riflettono la luce, dando l’impressione di essere un’opera d’arte abitabile. L’architettura è progettata per evocare la leggerezza e la trasparenza del ghiaccio. Un progetto tra architettura e arte è invece Il Qaammat Pavilion di Konstantin Ikonomidis, un padiglione progettato per celebrare e promuovere il patrimonio culturale Inuit. Situato a Sarfannguit, piccolo villaggio della Groenlandia occidentale e sito del patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2018, l’opera è composta da due mura curve di mattoni di vetro che ricordano un rifugio metafisico e celebrano il forte legame della comunità Inuit con il paesaggio. L’arte, da sempre coinvolta in progetti sociali, ha dedicato moltissime opere al ghiaccio e a tutte le preoccupazioni connesse al suo scioglimento ma se c’è un artista che ha da sempre dedicato la sua ricerca alla relazione tra arte, ambiente e fenomeni naturali, questo è Olafur Eliasson. Nel 2020 l’artista, già ambasciatore ONU per la sostenibilità, inaugura Our glacial perspectives, un’opera che sorge sulla vetta del ghiacciaio del Giogo Alto (Hochjochferner), in Val Senales, a 3212 metri di altezza. The last seven days of glacial ice è invece una delle sue ultime opere. Sette sculture in bronzo che rappresentano un blocco di ghiaccio che si scioglie, sette sfere di vetro che rappresentano l’acqua che scompare dal ghiacciaio. Il tempo è presente nel numero di blocchi e sfere di vetro: sette per i sette giorni della settimana. Perché il tempo è fondamentale nella lotta per rallentare il cambiamento climatico e proteggere i ghiacciai. Fanno riflettere anche gli normi disegni sulla neve, creati tracciando modelli geometrici nel paesaggio innevato di Simon Beck e l’installazione site specific Gravity Flow di Douglas Mandry.

Le opere di Azuma Makoto
sfidano le convenzioni della composizione floreale,
utilizzando materiali naturali in contesti inusuali
o in ambienti straordinari.

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Frozen Pine 2024, Azuma Makoto, botanical sculpture, Hokkaido, Japan

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Gravity Flow, Douglas Mandry, Photo Douglas Mandry Studio

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La Casa Rossa, Tasiilaq, Groenlandia, photo Ulriche Fischer

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Ice Hotel, Jukkasjärvi, Svezia, photo Asaf Kliger

L’artista giapponese Azuma Makoto crea installazioni in cui fiori sono incastonati nel ghiaccio. Il suo progetto esplora la bellezza e il cambiamento degli oggetti naturali nel tempo, utilizzando il ghiaccio come mezzo per catturare l’effimero.
Se nell’era del disgelo i ghiacciai rischiano di ridursi rapidamente, ci sono luoghi che varrebbe la pena vedere. Tra i tanti che potevamo proporvi per una vacanza tra i ghiacci, ce n’è una che ci sta particolarmente a cuore: è la Casa Rossa di Robert Peroni, un rifugio per gli Inuit e per i visitatori europei. La Casa Rossa è una guest house a Tasiilaq, una cittadina di 2000 abitanti a 105 km a sud del Circolo Polare Artico in Groenlandia. Qui l’alpinista Robert Peroni dà lavoro a 70 groenlandesi di etnia inuit con un progetto che vuole far conoscere al mondo la cultura di un popolo in grande difficoltà. Per chi cerca un’esperienza memorabile c’è sempre l’iconico Ice Hotel nel piccolo villaggio di Jukkasjärvi, nel nord della Svezia dove la vita si svolge all’interno di una struttura costruita con blocchi di ghiaccio e il Kongde Lodge, uno degli alberghi più in alto del mondo. Sorge in Nepal, sul fianco del maestoso Kongde Ri, a 4.250 metri di altezza. Le notti al Kongde Lodge sono un evento in sé: il cielo stellato è così luminoso e affollato di stelle che ti sentirai parte dell’universo.
Questo mese il viaggio di design inspiration ci porta ad apprezzare materiali come vetro e cristallo, acciaio e alluminio e palette di colori che vanno dal bianco all’azzurro. Oggetti preziosi ma anche arredi da esterno che non temono le temperature più rigide.

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Tessuti che evocano paesaggi glaciali per Fishbacher 1819

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Riflessi cristallini per i flûte di Saint-Louis

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Eleganza integrata con il paesaggio negli arredi outdoor di Tectona

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