LINEA VERDE
Nel cuore del conflitto israelo-palestinese c’è una linea invisibile ma potentissima: la Linea Verde, tracciata nel 1949 come linea dell’armistizio e riconosciuta dalla comunità internazionale come confine tra Israele e Cisgiordania. Dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ha occupato militarmente i territori palestinesi, dando inizio a un’epoca di tensioni, negoziati, rivolte e occupazione che continua ancora oggi. Negli anni successivi, il conflitto ha attraversato diverse fasi. Nel 1987 esplode la prima intifada, una sollevazione popolare palestinese che si conclude nel 1993 con gli Accordi di Oslo e la nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp). Uno degli esiti principali degli accordi fu la suddivisione della Cisgiordania in tre aree amministrative: Area A, sotto controllo esclusivo palestinese (18%); Area B, a controllo misto (21%); Area C, sotto pieno controllo israeliano (60%). È proprio in quest’ultima zona, ricca di risorse naturali e potenziale agricolo, che si concentra la costruzione degli insediamenti israeliani, giudicati illegittimi dal diritto internazionale. Oggi, circa il 70% dell’area C è destinato a uso esclusivo israeliano, mentre la maggioranza della popolazione palestinese è confinata nelle aree A e B. Nel 2000 scoppia la seconda intifada, più violenta della precedente: oltre 3.000 palestinesi e 1.000 israeliani perdono la vita. Due anni dopo, Israele inizia la costruzione di una barriera fisica, formalmente pensata per prevenire attacchi terroristici. Il muro, però, viene eretto soprattutto all’interno della Cisgiordania, e non lungo la Linea Verde, permettendo la nascita di nuove colonie israeliane tra il confine del ’67 e la nuova infrastruttura. Secondo l’ONG israeliana Peace Now, oggi in Cisgiordania si contano 132 insediamenti ufficiali e almeno 97 non autorizzati, che ospitano complessivamente quasi 400.000 coloni israeliani.
Un confine invisibile taglia la Cisgiordania e attraversa Gerusalemme.
È più di una linea, è muro, separazione, potere.
Dove si incontrano religione, architettura e geopolitica.
Simbolo materiale e spirituale della divisione, Gerusalemme rappresenta il cuore della contesa. Definita “tre volte santa” per l’importanza che riveste per ebrei, cristiani e musulmani, ospita alcuni dei luoghi religiosi più sacri al mondo: il Muro del Pianto e il Monte del Tempio per gli ebrei; la moschea al-Aqsa per i musulmani; la Basilica del Santo Sepolcro per i cristiani. Nel 1947, il piano di spartizione dell’ONU prevedeva uno status internazionale per Gerusalemme. Tuttavia, già nel 1949, la linea dell’armistizio divise la città tra un settore ovest sotto controllo israeliano e un settore est controllato dalla Giordania. La situazione cambiò radicalmente nel 1967, quando Israele conquistò Gerusalemme Est e la annetté ufficialmente nel 1980 – un’annessione mai riconosciuta a livello internazionale. Da allora, la composizione demografica di Gerusalemme Est è stata modificata in modo sistematico, attraverso demolizioni di abitazioni palestinesi e insediamenti israeliani. I palestinesi, dal canto loro, resistono cercando di preservare la propria presenza e identità culturale nella città. Nel 2017, l’amministrazione Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, trasferendovi l’ambasciata USA nel 2018. Una mossa che ha aggravato ulteriormente le tensioni.
Gerusalemme. Un ragazzo si arrampica sulla barriera di separazione per raggiungere la moschea di Al Aqsa. Photo by Issam Rimawi, Anadolu Agency/Getty Images
Gerusalemme, la città tre volte santa.
Sacra per ebrei, cristiani e musulmani, è il cuore simbolico e politico del conflitto.
Luogo di fede e divisione.
Nel cuore della Città Vecchia si trova il complesso della Spianata delle Moschee (per i musulmani al-Ḥaram al-Sharīf, per gli ebrei Har HaBayit, ovvero “il Monte del Tempio”). Qui sorgono la moschea al-Aqsa e la Cupola della Roccia, luogo dove secondo l’Islam il profeta Maometto ascese al cielo. All’interno della Cupola si trova anche la roccia che, secondo la tradizione ebraica, è il luogo dove Abramo stava per sacrificare Isacco. La sovrapposizione simbolica e fisica tra luoghi santi rende questa zona una delle più sensibili al mondo. Basta un gesto, una restrizione o una provocazione per far esplodere nuove ondate di violenza. Un esempio recente: il 14 marzo 2025, in occasione del secondo venerdì del Ramadan, 80.000 fedeli musulmani si sono radunati in preghiera alla Spianata. L’ingresso era consentito solo a uomini sopra i 55 anni e donne sopra i 50, provenienti dalla Cisgiordania, sotto pesante sorveglianza delle forze israeliane. Nessun incidente è stato registrato, ma il clima rimane teso. La Cisgiordania contemporanea è segnata da check-point, muri, aree militarizzate e insediamenti. Una geografia fatta di barriere visibili e invisibili, dove il paesaggio urbano si intreccia con la geopolitica. In questo spazio stratificato, l’architettura diventa testimone – e a volte strumento – della separazione. La storia della Linea Verde non è solo questione di confini, è lo specchio di una frattura profonda, fatta di terra, identità e memoria. E anche se invisibile sulle mappe ufficiali, continua a dividere vite e territori nel presente.
Palestinian workers at Checkpoint 300. Photo by Peter Beaumont/The Guardian
Palestinian workers queue to go through Checkpoint 300 in Bethlehem to work in Israel. Photo by Peter Beaumont/The Guardian
La Spianata delle Moschee e il Muro del Pianto, Gerusalemme
Palestinian resident of Jenin refugee camp walks through a bulldozed street after collecting belongings from his home, occupied West Bank, February 10, 2025. Photo by Ahmad Al-Bazz
Israeli settlement expansion in the West Bank. Photo by Marco Di Lauro/Getty Images
Map showing the division of Jerusalem
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