STAZIONI POLARI

Le stazioni polari sono fondamentali per la ricerca scientifica, la cooperazione internazionale, il monitoraggio ambientale e l’innovazione tecnologica. Il loro ruolo diventa sempre più importante mentre il cambiamento climatico e altri fattori ambientali continuano a influenzare questi fragili ecosistemi. Le stazioni monitorano i cambiamenti climatici, raccolgono dati sui ghiacciai e sugli ecosistemi marini e terrestri e studiano gli effetti dell’innalzamento del livello del mare. Forniscono un habitat per la ricerca su fauna e flora uniche delle regioni polari, contribuendo alla comprensione della biodiversità e della sua conservazione. Le stazioni polari sono fondamentali anche per il monitoraggio delle condizioni ambientali, raccolgono dati atmosferici, oceanografici e meteorologici, contribuendo a modelli climatici e previsioni a lungo termine. Inoltre utilizzano tecnologie rinnovabili e sistemi innovativi per l’approvvigionamento energetico, fungendo da laboratorio per pratiche sostenibili in condizioni estreme.

Le stazioni di ricerca fungono da punto di incontro
per scienziati e ricercatori di diverse nazioni,
promuovendo la cooperazione e lo scambio di conoscenze
nel campo della scienza polare.

Halley è, tra le stazioni polari, la più a sud gestita dal British Antarctic Survey (BAS) e si trova sulla piattaforma di ghiaccio galleggiante Brunt, spessa 150 metri, che si sposta di 400 metri all’anno verso il mare. I livelli di neve aumentano di 1 metro ogni anno e il sole non sorge per 105 giorni durante l’inverno. Le temperature scendono fino a -56˚C e i venti superano i 160 km/h. L’accesso via nave e aereo è limitato a una finestra estiva di 3 mesi. È ad Halley che gli scienziati che vi lavoravano osservarono per la prima volta il buco nell’ozono. Halley V è stato completato nel 1992. Poi la sua occupazione è diventata precaria, essendosi allontanata troppo dalla terraferma in una posizione a rischio di distacco come iceberg poiché le gambe della stazione erano fissate nel ghiaccio e non era possibile spostarla. Nel 2004, il BAS e il RIBA organizzarono un concorso internazionale per selezionare i progettisti di una nuova stazione. Il concorso è stato vinto da Hugh Broughton Architects e AECOM con un progetto modulare, Halley VI. Halley VI è una stazione progettata per resistere alle dure condizioni climatiche della regione. Ogni modulo è sollevato su gambe idrauliche, consentendo alla struttura di adattarsi ai movimenti del ghiaccio e alle condizioni ambientali ed essere completamente trasferibile nell’entroterra quando c’è il rischio che il sito si stacchi come un iceber. Questo design innovativo permette di garantire la sicurezza e la funzionalità della stazione, una casa ergonomica per assistere 16 persone nei 9 mesi di inverno australe e 52 nei 3 mesi di estate australe in un edificio sicuro, confortevole e stimolante.

Hugh Broughton Architects è uno studio inglese
fondato nel 1996 e rinomato per la progettazione
di strutture di ricerca nelle regioni polari
con un forte focus su sostenibilità e innovazione.

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Stazione di ricerca Halley VI, progetto Hugh Broughton Architects, photo James Morris

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Stazione di ricerca Halley VI, progetto Hugh Broughton Architects, photo James Morris

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Stazione di ricerca Halley VI, progetto Hugh Broughton Architects, photo James Morris and Sam Burrell

La Base Scott si trova a Pram Point, sull’Isola di Ross. In inverno le temperature scendono sotto i -50°C, con un’oscurità di 24 ore per circa quattro mesi. La prima iterazione della base fu progettata per la spedizione trans-antartica di Sir Edmund Hillary nel 1957. Da allora è stata mantenuta una presenza permanente nella Dipendenza di Ross. Molte delle strutture attuali hanno ormai raggiunto la fine della loro vita utile. Di conseguenza, nel 2017, Antarctica Nuova Zelanda ha intrapreso il processo di riqualificazione della Base Scott per fornire una struttura in grado di supportare la scienza per i prossimi 50 anni. Il nuovo progetto comprende tre edifici a due piani di forma aerodinamica interconnessi, di larghezza corrispondente, che scendono lungo il pendio della collina. I tre edifici sono sfalsati l’uno rispetto all’altro per ridurre al minimo il rischio di accumulo di neve e sono collegati tra loro con collegamenti chiusi in modo che il livello inferiore dell’edificio superiore si colleghi al livello superiore dell’edificio inferiore. Tutti gli edifici sono sopraelevati rispetto al terreno per favorire il passaggio del vento, riducendo così al minimo l’accumulo di neve. La geometria degli edifici è stata testata con simulazioni di neve e gallerie del vento per ottenere la forma aerodinamica ottimale. Il progetto mira a integrare tecnologie moderne che favoriscano il comfort degli scienziati e a ridurre l’impatto ambientale della stazione, enfatizzando l’importanza della ricerca sostenibile nelle regioni polari.

Hugh Broughton Architects ha portato a termine
diversi progetti nella regione antartica tra cui
Halley VI gestita dal British Antarctic Survey, Base Scott di Antarctica Nuova Zelanda
e Juan Carlos I, base antartica spagnola.

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Base Scott, progetto Hugh Broughton Architects

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Base Scott, progetto Hugh Broughton Architects

La Juan Carlos I Research Station, è la base antartica spagnola. Situata sulla Livingstone Island nell’arcipelago delle South Shetland Islands, è un importante centro di ricerca in Antartide. La stazione è composta da moduli abitativi, scientifici e di supporto, progettati per resistere alle condizioni climatiche estreme, inclusi forti venti e basse temperature. La progettazione tiene conto della topografia del sito, con finestre che offrono splendide viste sul paesaggio circostante. I materiali utilizzati includono pannelli in plastica rinforzata con vetro (GRP) che non solo garantiscono la resistenza alla corrosione, ma anche una buona coibentazione termica. Questi pannelli possono essere prefabbricati, riducendo così il tempo di costruzione sul sito. La stazione è progettata per essere autosufficiente utilizzando energia solare ed eolica per alimentare le attrezzature scientifiche durante i mesi invernali, quando la base non è occupata. Questo approccio riduce l’impatto ambientale della stazione. Durante la progettazione, è stata prestata particolare attenzione all’ecosistema locale, incluso il rispetto per la vegetazione autoctona e la fauna selvatica, come i pinguini Gentoo e Chinstrap, che visitano regolarmente l’area. La progettazione modulare consente alla stazione di adattarsi e crescere in base alle necessità dei ricercatori. All’interno, spazi per il relax e la socializzazione sono stati creati per migliorare il benessere del personale.

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Stazione di ricerca Juan Carlos I, progetto Hugh Broughton Architects, photo Consejo Superior de Investigaciones Cientificas

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Stazione di ricerca Juan Carlos I, progetto Hugh Broughton Architects, photo Consejo Superior de Investigaciones Cientificas

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Stazione di ricerca Juan Carlos I, progetto Hugh Broughton Architects, photo Consejo Superior de Investigaciones Cientificas

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