STONE AND MEMORY
PALAZZO PETRVS by Giuliano Andrea dell’Uva
Nel centro storico di Orvieto, tra le vie che salgono alla cattedrale, Palazzo Petrvs rinnova l’idea di ospitalità come esperienza architettonica. La dimora quattrocentesca, un tempo residenza di un notaio e oggi boutique hotel di charme, è stata reinterpretata da Giuliano Andrea dell’Uva con un progetto che unisce rispetto per la storia e una visione colta del contemporaneo. L’intervento parte da un dialogo diretto con il Duomo di Orvieto, di cui il palazzo sembra riflettere l’anima. La celebre facciata bicroma in basaltina nera e travertino bianco, con i suoi mosaici dorati e le linee orizzontali rigorose, diventa matrice di un linguaggio visivo che attraversa gli spazi dell’hotel. Così, la palette cromatica del Duomo viene tradotta in un ritmo di contrasti e texture: pavimenti in cotto bicolore, intonaci d’argilla di Matteo Brioni, lavabi in pietra grezza, inserti in marmo e superfici optical che animano il percorso. Gli affreschi ritrovati, i soffitti a cassettoni e le murature originali sono stati restaurati con un approccio minimale, per far percepire agli ospiti un “grand tour contemporaneo”. L’intervento di dell’Uva è volutamente invisibile: più che aggiungere, sottrae, per lasciare che la materia e la luce raccontino la memoria del luogo. Le nove camere, distribuite sui piani nobili, fondono influenze mediterranee e stilemi scandinavi. Arredi d’autore come il tavolo Superloto di Ettore Sottsass, la chaise longue anni ’60 di Tito Agnoli per Bonacina e la sospensione Ray di Draga & Aurel dialogano con elementi su misura, pavimenti in terracotta e tessuti naturali. Al vertice dell’edificio, una suite nella torre quattrocentesca offre una vista privilegiata sul Duomo: il letto a righe disegnato ad hoc evoca l’antica funzione di vedetta, restituendo una connessione fisica e simbolica con la città.
Nel cuore di Orvieto, una dimora quattrocentesca torna a vivere tra luce,
pietra e memoria. Giuliano Andrea dell’Uva firma un restauro che dialoga
con il Duomo, trasformando il passato in un’esperienza
di ospitalità contemporanea.
Il cortile interno, rivestito in cotto e animato da una fontana centrale, si ispira ai riad marocchini, reinterpretando l’idea di giardino come spazio di transizione tra interno ed esterno. “Volevo che il giardino fosse un’evoluzione degli spazi urbani di Orvieto,” racconta l’architetto, “un luogo dove il tempo rallenta e la pietra torna a respirare”. All’interno del complesso, tra le volte di una chiesa sconsacrata del XVI secolo, trova posto Coro, ristorante intimo e poetico ideato dallo chef Ronald Bukri, co-fondatore del progetto. Trenta coperti, due piani, una sala privata: un luogo dove la luce delle candele, i riflessi delle pietre e l’acustica delle volte gotiche trasformano ogni pasto in esperienza sensoriale. La cucina di Coro riflette il percorso cosmopolita dello chef – dai Balcani alla Toscana, da Pierre Gagnaire a Londra fino a Guillaume Brahimi a Sydney – e unisce ricerca tecnica e memoria mediterranea. Ogni piatto è costruito come un racconto, in equilibrio tra intensità e misura, in perfetta sintonia con la sobria eleganza dell’hotel. Oggi Palazzo Petrvs rappresenta una delle nuove icone dell’ospitalità italiana: un luogo dove l’architettura si fa narrazione, il design dialoga con la storia e l’esperienza diventa rito. Tra le ombre del travertino e la luce dorata di Orvieto, il progetto di Giuliano Andrea dell’Uva restituisce l’essenza più autentica del lusso contemporaneo: il silenzio, la materia, la misura.
Palazzo Petrvs, Orvieto. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs, Orvieto. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs, Orvieto. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs. Ph Andrea Ferrari
Palazzo Petrvs. Ph Andrea Ferrari
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