WHITE
CIRCLE
Febbraio, in Europa, è il mese in cui la montagna smette di essere sfondo e torna a occupare il centro della scena. Nel 2026 questa centralità assume un peso inedito: l’Italia entra nel tempo delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali, e con esse la montagna diventa infrastruttura simbolica, paesaggio esposto, territorio sotto osservazione. Ma il punto non è l’evento. È ciò che l’evento rende visibile. In poche settimane, l’alta quota attraversa la progettualità, la cultura del design, l’editoria, come se la montagna fosse tornata a funzionare da lente privilegiata sul presente. Non per nostalgia, ma per necessità. Manifestazioni come Nomad a Saint Moritz e Courmayeur Design Week-End intercettano questo desiderio di sperimentazione in contesti dove il progetto non può essere distratto: clima, altitudine e paesaggio impongono una disciplina. È da qui che nasce WHITE CIRCLE. Un cerchio bianco non come icona, ma come soglia: una figura che isola e protegge, ma allo stesso tempo espone. In montagna, il bianco non è neutralità. È una condizione reale.
Nel tempo delle Olimpiadi invernali,
la montagna torna al centro del progetto contemporaneo.
WHITE CIRCLE osserva l’architettura in quota come luogo di disciplina e necessità,
dove il superfluo si dissolve e il progetto misura il proprio senso.
La montagna non perdona l’arbitrio. Ogni progetto è chiamato a essere coerente, perché ogni incongruenza si vede subito. Proprio per questo, l’architettura in quota è uno dei pochi luoghi in cui il progetto può ancora misurare la propria necessità. La costellazione di interventi raccolti in questo numero non cerca una tipologia univoca. La montagna, oggi, non coincide più con l’idea rassicurante di chalet: è un atlante di posture diverse, spesso in tensione tra radicamento e contemporaneità. A Celerina, Chesa Leo di FNA Concept lavora sul registro della precisione e dell’appartenenza: un modo di abitare che non teatralizza la tradizione, ma la rilegge con disciplina. A Cortina d’Ampezzo, la montagna prende la forma di interni domestici che fanno della protezione una qualità progettata: Casa 96 di Ambra Piccin e una residenza privata firmata da Droulers Architecture ricompongono l’immaginario alpino con un lessico contemporaneo, dove la memoria non è decorazione e l’intimità non è un effetto, ma una costruzione. A Courmayeur, l’appartamento progettato da m2atelier mette a fuoco un tema cruciale per la montagna europea: come far convivere vincoli reali, volumi, altezze, luce, distribuzione, con l’aspettativa di un’abitazione flessibile, ospitale, contemporanea. Se la casa è il primo dispositivo della montagna, il rifugio ne è la forma più radicale. Essenzialità non come stile, ma come requisito. La Seethalerhütte sul Dachstein, in Austria, progettata da Dreiplus Architekten, porta il discorso sul limite: dove l’architettura non rappresenta la montagna, ma negozia con essa una possibilità di permanenza. A Plan de Corones, in Alto Adige, il LUMEN Museum of Mountain Photography, progettato da Gerhard Mahlknecht con allestimento di Giò Forma, ricorda che la montagna è anche un’industria dello sguardo: una costruzione simbolica, una storia di immagini che ha modellato desideri, identità, miti e paure. Nel frattempo, l’hospitality alpina mostra due direzioni divergenti e complementari. Da una parte, il lusso come artigianato e controllo: le Kempinski Residences a St. Moritz, di Spagnulo & Partners, lavorano sul concetto di qualità come costruzione lenta, dove il prestigio non è superficie ma processo. Dall’altra, la montagna come infrastruttura del benessere contemporaneo: l’Olympic Spa Hotel in Val di Fassa, firmato da NOA, interroga il rapporto tra identità locale, comfort e paesaggio senza scivolare nella retorica. Fuori dall’Europa, lo stesso tema cambia scala e temperatura, ma non perde centralità. A Lake Louise, Basin Glacial Waters Spa di Matteo Thun traduce la montagna nordamericana in un’esperienza architettonica che parla il linguaggio del tempo geologico: non iconografia alpina, ma materia, profondità, acqua, stratificazione. Lo stesso tema riemerge in The Lodge in Canada, firmato da YODEZEEN: qui la relazione con la montagna passa anche attraverso il gesto infrastrutturale dello sport e della vita outdoor, mentre la casa si fa topografia abitata, senza perdere espressività.
In montagna la neve cancella il superfluo,
la luce ridisegna i volumi, il silenzio rende evidente
ciò che altrove resta nascosto.
Il cerchio si chiude, volutamente, in città. A Parigi, lo store Napapijri in Rue Étienne Marcel progettato da Vudafieri-Saverino Partners mostra come l’immaginario della montagna non sia più confinato alla quota: è entrato nell’urbano come codice culturale, come desiderio di autenticità e protezione, come grammatica materiale. La montagna, oggi, non è soltanto un luogo. È una postura. Il “bianco” di WHITE CIRCLE non è un colore, ma una presa di posizione. È il punto in cui il progetto rinuncia al superfluo e accetta di misurarsi con ciò che resta. Non un rifugio nostalgico, né un palcoscenico iconico, ma un territorio in cui l’architettura è chiamata a costruire relazioni durature con il paesaggio e con chi lo abita.
Seethalerhütte, Austria. Project by Dreiplus Architekten, Photo by Kasia Jackowska
Private residence, Cortina d’Ampezzo. Project by Droulers Architecture
Chesa Leo, Celerina. Project by FNA Concept. Ph by Monica Spezia
The Lodge, Canada. Project by YODEZEEN
Olympic Spa Hotel, Val di Fassa. Project by NOA. Ph by Alex Filz
Kempinski Residences, St. Moritz. Project by Spagnulo & Partners. Ph by Beppe Raso
Parigi, Napapijri store by Vudafieri-Saverino Partners. Ph by Paolo Valentini, Grigiomedio
Chalet, Courmayeur. Project by m2atelier. Ph Lorenzo Pennati
LUMEN Museum, Plan de Corones. Set up by Giò Forma. Ph by Marco Zanta
Residenza privata, Cortina D’Ampezzo. Project by Ambra Piccin. Ph by Diego Gaspari Bandion
Basin Glacial Waters Spa, Canada. Project by Matteo Thun
Di questo numero leggi anche:
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Un progetto firmato da Francesca Neri Antonello che interpreta l’abitare alpino come pratica di misura e continuità
QUIET RESONANCE
Un progetto firmato da Ambra Piccin che nasce dall’ascolto del luogo e dalla relazione silenziosa tra materia, luce e paesaggio
FEELING HOME
A Cortina d’Ampezzo, una residenza privata progettata da Droulers Architecture rilegge l’idea di chalet in chiave contemporanea


