ZAHA HADID ARCHITECTS
La progettazione nativa digitale e il futuro sostenibile delle città
“Zaha Hadid Architects è nato digitale, non lo è diventato strada facendo”. Così Shajay Bhooshan, associate director dello studio e cofondatore di ZhaCode, spiega come la digitalizzazione non sia solo uno strumento per l’architettura contemporanea, ma la sua stessa essenza. Non si tratta di un semplice passaggio dalla progettazione manuale a quella informatizzata, bensì di un processo che estende, attraverso la computazione, le competenze architettoniche tradizionali, integrando tecnologie avanzate per ottimizzare ogni fase progettuale, dalla concezione alla realizzazione. ZhaCode rappresenta il cuore tecnologico dello studio, un gruppo interdisciplinare che indaga il design computazionale applicato a geometrie architettoniche, robotica industriale e co-progettazione partecipativa. La capacità di generare flussi di lavoro personalizzati permette di rispondere a esigenze progettuali complesse con soluzioni innovative, realizzando edifici ad alte prestazioni, sostenibili e coinvolgenti per gli utenti.
Lo studio Zaha Hadid Architects utilizza generatori di testo-immagine AI per trovare idee di design per i suoi progetti.
Lo studio Zaha Hadid Architects utilizza generatori di testo-immagine AI per trovare idee di design per i suoi progetti.
Lo studio Zaha Hadid Architects utilizza generatori di testo-immagine AI per trovare idee di design per i suoi progetti.
Nell’era della digitalizzazione,
l’integrazione dell’AI non è più un’opzione,
ma un’opportunità per migliorare il processo creativo.
La collaborazione sperimentale con Refik Anadol nel progetto Architecting the Metaverse ha esplorato l’utilizzo dell’IA generativa, come DALL-E 2, per ideare ambientazioni architettoniche inedite. Bhooshan evidenzia il ruolo dell’IA come tecnologia abilitante per accelerare fasi come la prototipazione e l’optioneering, coinvolgendo team e clienti in modo più intuitivo. Tuttavia, l’interpretazione umana dei risultati generati rimane cruciale. L’IA è vista come un “co-pilota” che integra il lavoro del progettista, piuttosto che automatizzarlo: uno strumento per rendere accessibili le conoscenze computazionali e facilitare la transizione verso una progettazione circolare e sostenibile. La sostenibilità ambientale è una delle priorità per l’architettura contemporanea. Bhooshan sottolinea come, entro il 2050, l’urbanizzazione richiederà la creazione di città dense e adattabili per ospitare 2,5 miliardi di persone in più. La progettazione digitale integrata, supportata dall’IA, può mitigare l’espansione urbana incontrollata, facilitando l’uso efficiente delle risorse materiali, energetiche e finanziarie. La geometria computazionale, insieme alla robotica e all’edilizia industrializzata, aggiorna le conoscenze costruttive tradizionali, promuovendo l’economia circolare.
L’integrazione di design, arte e tecnologie avanzate richiede un approccio collaborativo. Bhooshan invita gli architetti a partecipare attivamente alla sperimentazione tecnologica, trasformando la ricerca in una pratica che affronta, in modo ottimistico e proattivo, le sfide dell’architettura e dell’urbanistica contemporanea. Attraverso una combinazione di tradizione e innovazione, Zaha Hadid Architects ridefinisce il futuro della progettazione architettonica, esplorando nuovi paradigmi in cui il digitale e l’umano convivono armoniosamente.
Il Metaverso ha sicuramente generato enormi aspettative,
ma è vero che, al momento, i risultati non corrispondono completamente all’entusiasmo iniziale.
Abbiamo chiesto a ChatGPT cosa ne pensa.
“Le infrastrutture tecnologiche necessarie per sostenere il Metaverso, come dispositivi VR/AR accessibili, connessioni ultraveloci e piattaforme interoperabili, sono ancora in fase di sviluppo. Molte persone non dispongono delle risorse o delle competenze per accedere agevolmente a questi mondi digitali. Il Metaverso è stato spesso presentato come una sorta di “terra promessa” senza però offrire applicazioni pratiche che giustifichino un’adozione di massa. È difficile per molte aziende e utenti capire quale sia il reale valore aggiunto rispetto agli strumenti digitali tradizionali. Ci sono preoccupazioni legate alla privacy, alla proprietà dei dati e al potenziale isolamento sociale che potrebbe derivare da un utilizzo eccessivo di questi mondi virtuali. Inoltre, l’ambiguità su chi “possiede” il Metaverso ha sollevato critiche e diffidenze. Come per molte tecnologie emergenti, il Metaverso richiede tempo per evolversi e trovare il suo posto. La prima fase è spesso caratterizzata da eccessive aspettative seguite da una fase di assestamento, nota come “trough of disillusionment” (abisso della disillusione) nel ciclo dell’innovazione. E allora, è un fallimento? Non necessariamente. Se guardiamo alla storia delle tecnologie, anche internet ha impiegato decenni per raggiungere il livello di adozione e sofisticazione che conosciamo oggi. Il Metaverso potrebbe trovarsi in una fase di transizione: mentre il clamore iniziale si è affievolito, molte aziende e istituzioni stanno lavorando per sviluppare soluzioni più concrete e applicazioni specifiche. Inoltre, le tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale e il 5G, potrebbero rappresentare un punto di svolta. Il successo del Metaverso potrebbe arrivare non tanto come un’unica piattaforma globale, ma come una serie di micro-metaversi specializzati per settori specifici come l’architettura, l’educazione, il gaming o il retail. Il suo potenziale è ancora immenso, ma serviranno visione e pazienza per trasformarlo in una realtà tangibile.”” – ChatGPT.
Architecting the Metaverse è un progetto artistico immersivo all’intersezione tra architettura, arte, tecnologia e intelligenza artificiale. È il risultato di una collaborazione di sei mesi tra Refik Anadol Studio (RAS) e Zaha Hadid Architects (ZHA).
Architecting the Metaverse. Image © Zaha Hadid Architects, Refik Anadol Studio, with OpenAI DALL-E 2
Architecting the Metaverse. Image © Zaha Hadid Architects, Refik Anadol Studio, with OpenAI DALL-E 2
Architecting the Metaverse. Image © Zaha Hadid Architects, Refik Anadol Studio, with OpenAI DALL-E 2
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