DATALAND
Il museo ideato da Refik Anadol
dedicato all’AI
Il 2025 sarà ricordato come un anno cruciale per il dialogo tra arte e tecnologia, con l’apertura di DATALAND, il primo museo al mondo dedicato interamente agli ecosistemi digitali. Il museo nascerà a Los Angeles all’interno di The Grand LA, edificio progettato da Frank O. Gehry. Alla guida di questa rivoluzione è Refik Anadol, artista visionario che ha elevato l’AI da semplice strumento tecnologico a partner creativo, ridefinendo il linguaggio espressivo dell’arte e del design contemporanei. Negli ultimi 10 anni l’artista turco-americano ha dedicato la propria ricerca creativa alla raccolta e alla visualizzazione dei big data per la realizzazione di installazioni immersive AI-based. È infatti dal 2014 che il Refik Anadol Studio rivolge tutte le sue energie nella ricerca e nello sviluppo di un’estetica dei dati basata sul machine learning, e finalmente sta per tagliare il traguardo del suo progetto più ambizioso: DATALAND.
Nel 2025 apre DATALAND,
il primo museo al mondo dedicato interamente agli ecosistemi digitali.
Alla guida di questa rivoluzione è l’artista visionario
Refik Anadol.
Refik Anadol. Credit Efsun Erkillic
Più che un museo, DATALAND è una struttura vivente, concepita dallo studio Gensler come un luogo di connessione e trasformazione. Le esposizioni inaugurali di Dataland includeranno il “Large Nature Model”, il primo modello di intelligenza artificiale open source basato esclusivamente su dati naturali. Questo modello rappresenta un esempio dell’approccio di Anadol, che utilizza l’IA per creare arte basata su enormi quantità di dati, trasformandoli in esperienze visive e immersive. Precedenti installazioni dello studio, come “Machine Hallucinations” al The Sphere di Las Vegas e “Living Architecture” sulla Casa Batlló di Antoni Gaudí a Barcellona, hanno dimostrato la capacità di Anadol di integrare tecnologia e arte in contesti architettonici e culturali pubblici. DATALAND introduce un livello di immersione mai visto prima, integrando non solo il senso della vista, ma anche quello dell’olfatto. Attraverso una collaborazione con un’azienda specializzata in fragranze, Anadol ha sviluppato un sistema AI capace di riprodurre oltre 500.000 profumi, trasformando ogni installazione in un’esperienza sensoriale completa. Il visitatore non si limita a osservare le opere: le può vivere, percepire, persino “annusare”, in un dialogo intimo e profondo con l’intelligenza artificiale. Non si tratta semplicemente di un mezzo tecnico, ma di una nuova forma di coscienza creativa, capace di ampliare i confini della percezione umana. Il suo approccio, però, è lontano dall’utopismo tecnologico. Riconosce le sfide e le domande che l’AI pone al nostro tempo: come possiamo integrare questa tecnologia senza perdere la nostra umanità? Come bilanciare il controllo umano e l’autonomia algoritmica? Per Anadol, la risposta sta nel vedere l’AI non come un sostituto della creatività umana, ma come un partner con cui costruire una nuova dimensione artistica.
Precedenti installazioni come Machine Hallucinations the Sphere
e “Living Architecture” dimostrano la capacità di Anadol
di integrare tecnologia e arte in contesti architettonici e culturali pubblici.
L’opera di Refik Anadol è un invito a pensare, creare e immaginare con intelligenza e sensibilità, esplorando nuovi territori dove umano e artificiale si incontrano per ridefinire il possibile.
Machine Hallucinations, ad esempio, è un’opera digitale inaugurata il 1 Settembre 2023 al The Sphere di Las Vegas. L’MSG Sphere, progettato dallo studio di architettura Populous, è la struttura sferica più grande del mondo. Coperta quasi completamente all’interno e all’esterno da enormi schermi a LED che si avvolge più di 180 gradi intorno allo spettatore creando un’esperienza immersiva. La location perfetta per l’opera di Anadol che propone visualizzazioni dinamiche di dati che si basano su vasti archivi contenenti immagini visive dello spazio e della natura, celebrando al contempo l’architettura unica di The Sphere. Per questo progetto, Anadol e il suo team hanno utilizzato set di dati tematici come elementi costitutivi dei tre distinti capitoli dell’opera d’arte e hanno addestrato un modello di intelligenza artificiale unico con sottoinsiemi degli archivi di immagini raccolti.
Dataland presentation video
Machine Hallucinations The Sphere, installation by Refik Anadol Studio
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