DESIGN IN ALTA QUOTA
I rifugi in cima alle montagne incarnano la sfida dell’abitare umano in condizioni estreme e il design in alta quota prende forme sorprendenti. In vetta si trovano architetture che sembrano navicelle spaziali, cannocchiali giganti, micro abitazioni uscite da un film di fantascienza. La straordinaria attrattiva di questi progetti risiede nell’essenzialità dei requisiti funzionali e nelle performance. Presentati in una varietà di forme astratte, sono completamente liberi da qualsiasi tentativo di mimetizzarsi con l’ambiente o di imitare in modo pittoresco le costruzioni tradizionali più basse. Le alte quote si confermano quindi come un laboratorio d’avanguardia per l’architettura e la costruzione, in grado di catturare e interpretare i cambiamenti nel contesto ambientale e culturale. Questi progetti affrontano temi attuali come il rapporto con il paesaggio, la ricerca di soluzioni tecniche e materiali, la gestione dell’energia, la reversibilità e la sostenibilità economica e sociale degli interventi.
I bivacchi alpini
sono uno straordinario esempio
di design in alta quota.
Micro architetture per sfide estreme.
BIVACCO FANTON
Il Bivacco Fanton, progettato dallo studio di architettura Demogo, si trova a oltre 2.600 metri di altezza, in bilico sulle pendici rocciose delle Marmarole. Situate nel nord-est dell’Italia, in prossimità del confine con l’Austria, le Marmarole sono delle montagne aspre e selvagge, praticamente inaccessibili. Sono una delle zone meno antropizzate delle Dolomiti e permettono agli escursionisti di immergersi in ambienti naturali di rara bellezza e integrità. Il rifugio è un’architettura caratterizzata da un profilo fortemente inclinato, che si adatta all’orografia delle Marmarole, dando dall’esterno una sensazione di precarietà. Questa forma caratterizza anche gli spazi interni del rifugio, un profilo a gradoni. Se dall’esterno il progetto sembra in balia delle intemperie e del paesaggio, all’interno il legno grezzo offre comfort, calore e sicurezza.
Bivacco Fanton, Forcella Marmarole, Studio Demogo, | Photo: Iwan Baan
Bivacco Fanton, Forcella Marmarole, Studio Demogo, | Photo: Iwan Baan
BIVACCO CAMARDELLA
Sul ghiacciaio del Ruitor, a La Thuile, a 3.300 metri si trova il bivacco intitolato a Edoardo Camardella, tragicamente ucciso da una valanga mentre sciava sul Monte Bianco, visibile perfettamente da questo punto. Situato a un’altitudine di 3.364 metri e affacciato sul massiccio del Monte Bianco, il bivacco è costruito in acciaio, con lamiera d’acciaio per l’esterno e legno per gli interni e presenta un involucro prefabbricato ad alta efficienza energetica. Può ospitare fino a 6 persone su una superficie complessiva di 5 metri quadrati. Il bivacco utilizza pannelli solari per il riscaldamento (con serpentine sotto il pavimento) per alimentare le prese di ricarica per i cellulari montate a parete e per il Wi-Fi. Progettato per resistere a condizioni estreme, è in grado di affrontare venti che soffiano a 280 chilometri all’ora e temperature che possono scendere sotto i trenta gradi sotto zero. Il progetto è firmato da Massimo Roj, fondatore e amministratore delegato di Progetto Cmr, una delle principali società di progettazione in Italia.
Bivacco Camardella, La Thuille, Progetto Cmr, | Photo: André Barailler
Bivacco Camardella, La Thuille, Progetto Cmr, | Photo: André Barailler
BIVACCO MATTEO CORRADINI
Situato sulla vetta della Dormillouse, a 2.908 metri nella alta Valle di Susa, tra Italia e Francia, il bivacco Matteo Corradini è stato progettato da Andrea Cassi e Michele Versaci. L’idea di costruire il rifugio nasce da Paolo Corradini e dalla sua famiglia in memoria del figlio, un appassionato alpinista. La struttura si presenta come un prisma scuro, ispirata al concetto fisico del corpo nero, che assorbe energia e la riemette nell’ambiente circostante, con un design caratterizzato da un prospetto esagonale.
Il bivacco è pensato per supportare alpinisti ed escursionisti, offrendo eccellenti prestazioni di isolamento sia in inverno che in estate, grazie al suo rivestimento metallico. All’interno, lo spazio è realizzato in pino cembro, un legno aromatico e facilmente lavorabile. Due finestre sui lati nord e sud fungono da telescopi per ammirare il panorama circostante.
Bivacco Matteo Corradini, Valle di Susa, Andrea Cassi e Michele Versaci, | Photo: Delfino Sisto Legnani
Bivacco Matteo Corradini, Valle di Susa, Andrea Cassi e Michele Versaci, | Photo: Delfino Sisto Legnani
BIVACCO GERVASUTTI
Completamente rinnovato con un design futuristico in vetroresina bianca e rossa, il bivacco Giusto Gervasutti è un piccolo gioiello tecnologico. Situato in val Ferret, nel comune di Courmayeur, a un’altitudine di 2.835 metri nel massiccio del Monte Bianco, il bivacco si erge su un isolotto roccioso ed è dedicato all’alpinista friulano Giusto Gervasutti.
La nuova struttura presenta una scocca modulare in sandwich composito e si compone di quattro spazi interni: un ingresso, un locale per il pranzo e due camerate che possono ospitare fino a 12 persone, per un totale di circa 30 metri quadrati e un peso di 1.980 chili. È stata concepita per essere assemblata completamente a valle, elitrasportata e installata con operazioni minime in loco. Questa impostazione costruttiva, derivata da esperienze nel campo nautico e aeronautico, assicura una maggiore resistenza nel tempo alle dure condizioni dell’alta quota. L’energia elettrica è generata da unità fotovoltaiche con accumulatori di ultima generazione. Progettato dagli architetti Luca Gentilcore e Stefano Testa, il bivacco fa parte del progetto Leap (Living Ecological Alpine Pod), il cui obiettivo è realizzare bivacchi modulari ed ecosostenibili.
Bivacco Giusto Gervasutti, Courmayeur, Luca Gentilcore e Stefano Testa, | Photo: Francesco Mattuzzi
Bivacco Giusto Gervasutti, Courmayeur, Luca Gentilcore e Stefano Testa, | Photo: Francesco Mattuzzi
BIVACCO PRADIDALI
Il rifugio Pradidali, situato a 2.278 metri, è un noto punto di partenza per escursioni e ascensioni nel gruppo dolomitico delle Pale di San Martino. Progettato dagli ingegneri e architetti Giacomo Longo, Lucia Pradel e Andrea Simon dello Studio Mimeus di Fiera di Primiero, il rifugio conserva il basamento originale in pietra dell’edificio preesistente, al quale è stata aggiunta una copertura metallica a doppia falda, modellata per integrarsi con le rocce sovrastanti. Questo nuovo bivacco, che può ospitare comodamente fino a sette alpinisti, si presenta come un volume compatto, caratterizzato da un ingresso verticale che si estende fino alla copertura con ampie vetrate al secondo piano, offrendo una vista spettacolare sulla cima Canali. Gli interni, completamente rivestiti in legno d’abete, sono distribuiti su tre livelli, ottimizzando l’altezza e consentendo una suddivisione funzionale dello spazio.
Rifugio Pradidali, San Martino di Castrozza, Studio Mimeus
Rifugio Pradidali, San Martino di Castrozza, Studio Mimeus
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