GUERRA ALLA CULTURA

Mentre l’invasione russa dell’Ucraina continua a devastare città, vite e infrastrutture, un fronte meno visibile ma altrettanto drammatico si sta consumando: quello contro il patrimonio culturale del paese. Secondo le autorità ucraine, oltre 30 musei sono stati saccheggiati dall’inizio del conflitto. Migliaia di opere d’arte, libri antichi, reperti archeologici e persino resti storici sono stati trafugati in modo sistematico dalle truppe russe, in un’operazione che molti esperti paragonano per entità e metodo ai furti nazisti della Seconda guerra mondiale. A Kherson, Melitopol, Mariupol e Kakhovka, i musei sono stati svuotati. Solo nel Museo d’arte regionale di Kherson, si stima siano state rubate almeno 15.000 opere. I soldati hanno portato via quadri, statue e oggetti esposti “come fossero spazzatura”, raccontano testimoni. A Melitopol, un uomo in camice bianco e guanti ha selezionato con cura, sotto scorta armata, i pezzi più preziosi, tra cui gioielli d’oro di epoca scita risalenti a oltre duemila anni fa. Ma dietro al furto non c’è solo il desiderio di arricchirsi: si tratta, secondo molti storici, di un attacco identitario. Cancellare la memoria culturale dell’Ucraina significa negarle la propria storia, assorbirne l’eredità nella narrazione imperiale russa.

Oltre 30 musei ucraini saccheggiati,
migliaia di opere trafugate, una memoria culturale sotto attacco.
La Russia mira a cancellare l’identità ucraina.
A Borodyanka, Banksy risponde con un gesto artistico contro la distruzione.

Ogni opera trafugata, ogni pagina bruciata, è un tassello sottratto all’identità nazionale ucraina. In questo contesto, l’arte ha reagito anche in modo inaspettato. A Borodyanka, cittadina dell’oblast di Kiev devastata dai bombardamenti, sono apparsi alcuni stencil: un bambino judoka che atterra un adulto, due bimbi su un’altalena ricavata da un cavallo di frisia, una giovane ginnasta che fa un’acrobazia tra le macerie. Le immagini hanno subito fatto il giro dei social, alimentando un sospetto: è tornato Banksy? La conferma è arrivata, come sempre, senza parole: un post sul profilo Instagram dell’artista britannico, con la foto della ginnasta. Nessuna didascalia, solo un gesto. Un atto di presenza, poetico e politico. Banksy era già intervenuto in luoghi di conflitto – in Cisgiordania, a Gaza, a Calais – ma la sua apparizione in Ucraina assume oggi un valore nuovo: è una risposta visiva alla violenza, una forma di resistenza silenziosa che riporta l’attenzione su ciò che la guerra cerca di cancellare. In un paese dove la cultura viene derubata, devastata o spenta, questi piccoli segni ricordano che l’identità non si distrugge con le bombe: può riemergere tra le macerie, con la forza di un’immagine.

Guerra alla cultura_01

La cattedrale di Odessa distrutta dai bombardamenti russi

Guerra alla cultura_02

Banksy, graffito a Borodyanka, Ucraina, 10 novembre 2022

Guerra alla cultura_03

Banksy, graffito a Borodyanka, Ucraina, 10 novembre 2022

Guerra alla cultura_04

Banksy, graffito a Borodyanka, Ucraina, 10 novembre 2022

Guerra alla cultura_05

Banksy, graffito a Borodyanka, Ucraina, 10 novembre 2022

Di questo numero leggi anche:

LINEA VERDE

LINEA VERDE

Un confine invisibile taglia la Cisgiordania e attraversa Gerusalemme. È più di una linea, è muro, separazione, potere. Dove si incontrano religione, architettura e geopolitica.

leggi tutto
SGUARDI FEMMINILI

SGUARDI FEMMINILI

Shirin Neshat esplora i confini tra fede, identità e femminilità. Uno sguardo potente su ciò che è visibile, e ciò che viene taciuto.

leggi tutto
CAMERA CON VISTA

CAMERA CON VISTA

Nel cuore di Betlemme, Banksy trasforma l’arte in protesta. Un hotel affacciato sul muro israeliano diventa installazione permanente.Satira, confine e identità si incontrano tra le stanze del Walled Off Hotel

leggi tutto