SOLAR WARMTH
by India Mahdavi
The Gallery at Sketch è, fin dalla sua inaugurazione nel 2002 per volontà del ristoratore Mourad Mazouz e dello chef stellato Pierre Gagnaire, uno spazio in continua trasformazione, dove gastronomia, arte e musica si intrecciano in un’esperienza immersiva. All’interno di Sketch, ogni ambiente costruisce un universo autonomo, dalla Lecture Room & Library al Parlour, dal Glade all’East Bar, ma è The Gallery a incarnare più radicalmente l’idea di interior come piattaforma culturale. Ogni due anni, Mazouz affida questo spazio a un artista, invitandolo a ridefinirne l’identità visiva. Nel 2014, dopo l’intervento di Martin Creed, è David Shrigley a occupare le pareti con 239 disegni dedicati ai temi della vita, della morte e dell’aldilà, accompagnati da una collezione di ceramiche realizzate con il ceramista britannico Caverswall. In questo contesto fortemente connotato, India Mahdavi viene chiamata a reinventare l’architettura d’interni, mantenendo il pavimento firmato da Creed ma ripensando radicalmente tutto il resto dello spazio. Il progetto nasce da una precisa presa di posizione. In risposta all’ironia graffiante e talvolta disturbante delle opere di Shrigley, Mahdavi costruisce un interno monocromatico e avvolgente, capace di agire come contrappunto emotivo. Sedute continue lungo le pareti e poltrone disegnate su misura immergono lo spazio in un rosa hollywoodiano audace, che aggiorna l’archetipo della brasserie e introduce una nuova idea di comfort visivo. È una scelta che, pur restando fedele allo spirito avanguardistico di sketch, segna una pausa rispetto all’eclettismo abituale, dando vita a un disordine armonico e controllato.
Nel cuore di Soho, a Londra, un interno attraversato da una palette solare.
India Mahdavi costruisce The Gallery at Sketch dove il colore
diventa atmosfera, artigianato e linguaggio architettonico.
Negli anni successivi, The Gallery continua a evolversi. Dopo aver firmato quello che è diventato uno dei ristoranti più fotografati al mondo, India Mahdavi affronta una nuova trasformazione dello spazio, questa volta dialogando con le opere di Yinka Shonibare. L’obiettivo è creare un ambiente capace di amplificarne la presenza, lavorando non per contrasto ma per risonanza. Nasce così un progetto che mette al centro texture e pattern, attraverso una rete di collaborazioni artigianali che attraversa l’Africa e l’Europa.
Mahdavi lavora con Aïssa Dione, designer tessile impegnato nella preservazione della tradizione senegalese della tessitura a mano. I suoi pattern gialli, vibranti e luminosi, portano energia e calore agli arredi. Pierre Frey e Rubelli contribuiscono alla creazione dei tessuti, mentre Inès Bressand realizza applique murali tessute a mano insieme ad artigiani ghanesi. La carta da parati sviluppata con de Gournay, brillante e cangiante, dilata percettivamente lo spazio, introducendo una profondità quasi immateriale e una leggerezza luminosa che avvolge le opere esposte.
Anche gli arredi iconici vengono ripensati. La celebre poltrona Charlotte semplifica il proprio volume per diventare supporto ai tessuti, lasciando che siano superfici e colori a definire il carattere dello spazio. Il risultato è un interno che rinuncia a ogni neutralità: una stanza declinata nelle sfumature del giallo, concepita come un frammento di sole proveniente dall’Africa. In questa nuova incarnazione, The Gallery at Sketch afferma con chiarezza una posizione progettuale precisa. Il colore non è decorazione, ma atmosfera; non è accento, ma struttura emotiva. Il nuovo colore di The Gallery è il calore: una qualità spaziale che trasforma il ristorante in un luogo di accoglienza sensoriale, dove arte, design e artigianato convergono in un’esperienza totale.
London, The Gallery at Sketch, by India Mahdavi. Ph by Edmund Dabney
London, The Gallery at Sketch, by India Mahdavi. Ph by Edmund Dabney
London, The Gallery at Sketch, by India Mahdavi. Ph by Edmund Dabney
London, The Gallery at Sketch, by India Mahdavi. Ph by Edmund Dabney
London, The Gallery at Sketch, by India Mahdavi. Ph by Edmund Dabney
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