UNA MINACCIA ESISTENZIALE
Fin dalla sua nascita nel 1948, lo Stato di Israele ha vissuto in una condizione percepita, e spesso reale, di assedio. Circondato da nemici e segnato da una storia di persecuzioni, il paese ha interiorizzato una “mentalità da fortezza”, che si riflette in modo tangibile nell’architettura. Oggi, più di un milione di rifugi antiaerei punteggiano il territorio israeliano e i Territori Occupati: sono spazi pubblici e privati, presenti ovunque, dalle case agli ospedali, dalle scuole alle stazioni ferroviarie. Per legge, ogni cittadino israeliano deve poter raggiungere un rifugio in pochi secondi. Questa rete capillare di protezione non è solo una misura di sicurezza, ma il riflesso architettonico di una minaccia esistenziale. Il fotografo Adam Reynolds ha dedicato oltre tre anni alla documentazione di questi luoghi nel progetto Architecture of an Existential Threat, pubblicato da Edition Lammerhuber. Le sue immagini mostrano come questi “spazi dell’apocalisse” siano stati normalizzati nella vita quotidiana: trasformati in palestre, pub, sale da ballo o luoghi di culto, i rifugi raccontano un’inedita forma di adattamento psicologico e culturale. Gli israeliani convivono con l’emergenza, spesso a pochi secondi dalla possibilità di un attacco. I rifugi si dividono in tre tipologie: Mamad (spazio sicuro personale): obbligatorio in ogni nuova abitazione, progettato per resistere a esplosioni, terremoti e attacchi chimici. Mamar (spazio sicuro istituzionale): presente in scuole, ospedali e uffici pubblici. Miklat (rifugi sotterranei): eredità del passato, oggi meno usati per la difficoltà di accesso rapido.
Israele ha trasformato la minaccia in architettura quotidiana.
Oltre un milione di rifugi raccontano una società che vive all’ombra dell’attacco.
Adam Reynolds li fotografa come luoghi di paura, adattamento e resilienza.
Pub/bomb shelter, Kibbutz Kfar Aza. Photo by Adam Reynolds
Nelle aree più a rischio, questi spazi diventano camere da letto permanenti, specie per i bambini: a volte, 15 secondi fanno la differenza tra la vita e la morte. Ma c’è anche un lato collettivo e solidale. Nei momenti di crisi – come durante l’offensiva missilistica di Hamas nel 2014 – molte famiglie lasciavano le porte aperte, pronte ad accogliere chiunque non avesse un rifugio. La minaccia costante ha cementato una cultura della resilienza, dove il nemico esterno rafforza i legami interni. Questa architettura della sopravvivenza si estende anche alla protezione dei beni culturali e infrastrutturali. La Cupola del Libro dell’Israel Museum, dove sono conservati i Rotoli del Mar Morto, è stata progettata per resistere agli attacchi. La stazione ferroviaria di Sderot, nei pressi di Gaza, è blindata come un bunker. E nel nord del Paese, la Eshkol Water Filtration Plant – la più grande centrale idrica di Israele, che serve milioni di israeliani e palestinesi – è difesa da un imponente sistema di sicurezza, consapevole che l’acqua sarà la risorsa più contesa del futuro. Il progetto di Reynolds ci invita a riflettere su come la guerra modifichi i luoghi dell’abitare: non solo protezione, ma adattamento, memoria, rituale. I rifugi diventano parte dell’identità collettiva, simboli ambivalenti di paura e continuità. In un mondo dove l’insicurezza cresce, queste immagini parlano anche a noi non come modelli da imitare acriticamente, ma come memento di ciò che accade quando la paura diventa la normalità. Adam Reynolds è un fotografo specializzato in architettura e design con base a Indianapolis, Indiana. Lavora inoltre come fotografo per la conservazione storica, specializzandosi nella documentazione in grande formato ed è qualificato come fotografo a livello HABS/HAER/HALS per il programma di documentazione storica del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Parallelamente, Reynolds porta avanti progetti documentaristici personali, spesso incentrati sull’intersezione tra ambiente costruito e conflitti politici, sia contemporanei che storici. I suoi lavori a lungo termine uniscono creatività fotografica e rigore giornalistico, permettendogli di esplorare le zone tangenziali del conflitto e offrire un’esperienza visiva sfumata e profonda. Ha conseguito un Master of Fine Arts in fotografia presso la Indiana University. Ha iniziato la sua carriera nel 2007 come fotoreporter freelance in Medio Oriente. È inoltre laureato in giornalismo e scienze politiche con specializzazione in fotogiornalismo e politica mediorientale, e ha ottenuto un Master in Studi Islamici e Mediorientali presso la Hebrew University di Gerusalemme.
Scala di accesso ad un Miklat, Edition Lammerhuber, Architecture of an Existential Threat. Photo by Adam Reynolds
Public bomb shelter, Haifa. Photo by Adam Reynolds
Mosque/bomb shelter at Hebrew University, Jerusalem. Photo by Adam Reynolds
Youth activity center/public bomb shelter, Kiryat Shmona. Photo by Adam Reynolds
Main train station in Sderot, built to withstand incoming rocket fire from Gaza. Photo by Adam Reynolds
Bomb shelter inside of a primary school in the Druze village of Hurfeish in the Galilee. Photo by Adam Reynolds
Abandoned Israeli military bunker outside of Jericho in the occupied West Bank
Bomb shelter. Photo by Adam Reynolds
Gym/bomb shelter. Photo by Adam Reynolds
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