INHABITING THE SEA
Dallo yacht come macchina perfetta allo yacht come spazio da abitare. Le esigenze degli armatori stanno cambiando e con loro gli interni delle imbarcazioni. Accanto ai grandi maestri dello yacht design, architetti e interior designer provenienti dal residenziale e dall’hospitality portano a bordo nuovi modi di concepire spazio, comfort, materiali e relazione con il paesaggio. Per decenni progettare uno yacht ha significato confrontarsi con un universo dotato di regole proprie. Navigazione, sicurezza, distribuzione dei pesi, resistenza dei materiali e ottimizzazione degli spazi imponevano soluzioni specifiche, dando origine a un linguaggio immediatamente riconoscibile: arredi integrati, geometrie adattate allo scafo, ambienti compartimentati e una netta distinzione tra interno ed esterno. A costruire e progressivamente trasformare questa grammatica hanno contribuito alcuni dei più importanti yacht designer contemporanei. Espen Øino, Terence Disdale, Tim Heywood, Nuvolari Lenard e Andrew Winch rappresentano bene l’evoluzione del superyacht negli ultimi decenni, accompagnandone la crescita dimensionale e progettuale fino a trasformarlo in un’architettura sempre più complessa e personalizzata. Ma nel frattempo è cambiato anche il modo di vivere a bordo. Lo yacht contemporaneo non deve più soltanto navigare bene. Deve essere abitato bene. Gli armatori trascorrono periodi più lunghi a bordo e cercano privacy, informalità e comfort. Chiedono ambienti capaci di accompagnare momenti diversi della giornata, spazi per il benessere, il lavoro e la convivialità e, soprattutto, interni nei quali riconoscere il proprio modo di vivere. La distanza tra yacht, casa e hotel si è così progressivamente ridotta. Non significa trasformare una barca in un appartamento, ma portare a bordo alcune delle qualità che hanno ridefinito l’architettura residenziale contemporanea: continuità spaziale, luce naturale, flessibilità, relazione tra interno ed esterno, materiali tattili, arredi freestanding, arte e oggetti scelti per raccontare chi abita quegli spazi.
Lo yacht contemporaneo non è più soltanto una macchina per navigare,
ma uno spazio da abitare. Nuove esigenze di comfort, privacy e flessibilità avvicinano
gli interni alla cultura della casa, aprendo la nautica ai linguaggi
dell’architettura, del residential e dell’hospitality.
Sanlorenzo è stato uno dei cantieri che più consapevolmente ha aperto questa strada, coinvolgendo progettisti provenienti dall’architettura e dal design per portare a bordo una cultura dell’abitare estranea ai codici tradizionali della nautica.
Piero Lissoni è forse il caso più emblematico. Art director di Sanlorenzo dal 2018, affronta lo yacht con gli strumenti dell’architetto: struttura, percorsi, collegamenti verticali, visuali e continuità tra interno ed esterno vengono prima della decorazione. Nell’SX112 il main deck diventa un grande open space arredato quasi come una residenza contemporanea. Con Patricia Urquiola entra invece a bordo il tema della trasformabilità. Nel Sanlorenzo SD96, il suo primo yacht, pareti mobili, arredi flessibili e soluzioni modulari permettono agli ambienti di cambiare configurazione durante la giornata. La barca non è più una sequenza di stanze con funzioni prestabilite, ma uno spazio capace di adattarsi.
Antonio Citterio Patricia Viel porta nella nautica una cultura maturata tra residenze, hotel e spazi pubblici, mentre Rodolfo Dordoni, già alla fine degli anni Duemila, aveva contribuito a introdurre a bordo layout, materiali e arredi provenienti direttamente dalla cultura dell’interior italiano.
Con Achille Salvagni il confine si sposta verso il collectible design. Nei suoi progetti per Azimut, mobili, lampade e superfici assumono una dimensione scultorea: non semplici elementi funzionali, ma presenze capaci di costruire l’identità dello spazio.
Un ruolo importante in questa trasformazione appartiene anche a Christian Liaigre, che ha portato negli yacht la stessa idea di lusso discreto sviluppata nelle sue residenze e nei suoi hotel. Legni, materiali naturali, proporzioni controllate e artigianalità costruiscono ambienti sofisticati senza bisogno di ostentazione.
All’estremo opposto per linguaggio, Philippe Starck affronta invece lo yacht come un progetto totale. Con Motor Yacht A, Venus e Sailing Yacht A, architettura, interior, tecnologia e oggetto appartengono alla stessa visione.
Un approccio trasversale caratterizza anche m2atelier, studio milanese fondato da Marco Bonelli e Marijana Radovic, attivo tra architettura, residenziale, hospitality e nautica. Per gli interni di ACE, superyacht di 44,5 metri realizzato da Conrad Shipyard, lo studio parte proprio dall’idea di trasferire a bordo i principi dell’abitare contemporaneo, superando alcuni dei codici più rigidi della tradizione nautica. Spazi fluidi, lunghe prospettive, grandi superfici vetrate e continuità tra interno ed esterno costruiscono un ambiente più informale e domestico, nel quale il mare diventa parte integrante del progetto. Il dialogo tra diversi modi di abitare è centrale anche nel lavoro di Francesca Muzio, fondatrice di FM Architettura, studio che opera tra residenze, hospitality e superyacht. Il progetto degli interni nasce dall’ascolto del committente e dal suo stile di vita, secondo un approccio su misura che attraversa indistintamente casa, hotel e nautica. Sul 59,4 metri Akula di Rossinavi, questa filosofia si traduce in un explorer pensato per lunghi periodi di navigazione, nel quale materiali naturali e sostenibili, arredi custom e ambienti dedicati alle passioni degli armatori costruiscono un’atmosfera accogliente e personale. Più che replicare una casa sul mare, l’obiettivo è portare a bordo la stessa attenzione all’identità di chi abita lo spazio. Progettisti molto diversi tra loro, accomunati dalla progressiva contaminazione tra mondi un tempo più distanti. Residential, hospitality, furniture design, arte e nautica condividono oggi una stessa domanda: non soltanto come progettare uno spazio, ma come vogliamo abitarlo.
Spazi fluidi, continuità con il mare, materiali naturali, arredi d’autore
e maggiore attenzione al benessere. A bordo cambia il modo di abitare
e con esso l’idea stessa di lusso, sempre più legata a tempo, privacy,
comfort e relazione con il paesaggio.
Osservando i progetti più recenti emergono alcune direzioni comuni. La prima è la continuità tra interno ed esterno. Grandi superfici vetrate, terrazze, beach club e aperture laterali trasformano il mare da panorama da osservare a presenza costante dell’architettura. Cambia anche il modo di organizzare gli spazi. Meno compartimentazione e maggiore flessibilità permettono allo stesso ambiente di trasformarsi durante la giornata. La funzione non determina più necessariamente una stanza. Parallelamente, il mobile torna protagonista. Agli arredi completamente integrati si affiancano divani, poltrone, tavoli, lampade, opere d’arte e pezzi custom. Lo yacht entra così in relazione diretta con il furniture e, sempre più spesso, con il collectible design. Anche i materiali raccontano un cambiamento. Il lusso diventa più tattile e meno dichiarato: legni, pietre, tessuti, metalli lavorati e superfici naturali sostituiscono progressivamente la decorazione come principale espressione di valore. Infine cresce l’attenzione al benessere e alla privacy. Suite più articolate, zone wellness, percorsi separati per ospiti ed equipaggio e un maggiore controllo di luce, acustica e clima avvicinano alcuni aspetti dello yacht all’evoluzione dell’hospitality contemporanea. È forse proprio il concetto di lusso ad aver subito la trasformazione più profonda. Il superyacht rimane uno degli oggetti più esclusivi che si possano commissionare, ma il suo valore non si misura più soltanto nelle dimensioni o nella ricchezza delle finiture. Spazio, tempo, silenzio, privacy e accesso diretto alla natura stanno diventando altrettanto importanti. È un’evoluzione già avvenuta nell’hospitality e nel residenziale di alta gamma. La casa contemporanea non deve necessariamente dimostrare il proprio valore: deve far stare bene chi la abita. L’hotel più sofisticato non è necessariamente quello più decorato, ma quello capace di costruire un’esperienza. Ora anche lo yacht sembra muoversi nella stessa direzione.
Uno spazio sottoposto a vincoli che una casa non conosce, ma attraversato dalle stesse domande: come vogliamo vivere? Quale rapporto vogliamo avere con ciò che ci circonda? Quali materiali e oggetti ci fanno sentire a casa?
Con una differenza: fuori dalle finestre, il paesaggio continua a cambiare.
Sanlorenzo SX120, interior esign by Piero Lissoni, Poto by Breed Media, Federico Cedrone, Styling – vandersandestudio
Sanlorenzo SD90, interior design by Patricia Urquiola, Photo by Thomas Pagani
Cantiere delle Marche, RJ155, interior design by Achille Salvagni Architetti
Custom Line, Navetta 38, interior design by ACPV Architects, Photo Courtesy of Custom Line
Sanlorenzo SL44, interior design by Liaigre
Blohm + Voss, Motor Yacht A, project by Philippe Starck
Conrad Shipyard, C144 ACE, interior design by m2atelier. Photo by Lorenzo Pennati
Rossinavi, Akula, interior design by Francesca Muzio. Photo by Simon Wattson
Di questo numero leggi anche:
SOUND WAVES
La Cantori Design Challenge torna nel 2026 con nove nuovi studi di architettura e una sfida tra yachting e musica.
SOUND ON BOARD
La seconda edizione della Cantori Design Challenge nasce ancora una volta dalla collaborazione tra Cantori e Cantiere delle Marche.
PRESENCE
Uno yacht che non si limita a rendere possibile il viaggio, ma ne modifica la percezione: è Presence di DE.TALES.


