SHIPWRECKED

by Nina Maritz Architects

Sulla Skeleton Coast, lungo la costa atlantica della Namibia, il deserto incontra l’oceano in uno dei paesaggi più estremi e remoti dell’Africa. Vento, nebbia, dune e relitti di navi raccontano da secoli la natura ostile di questo territorio. È qui che Nina Maritz Architects ha progettato Shipwreck Lodge, un piccolo insediamento che sembra emergere dalla sabbia come ciò che resta di un naufragio. Realizzato nel 2018, il lodge nasce dall’immagine di frammenti di relitti recuperati e assemblati dai sopravvissuti per costruire un rifugio contro il vento incessante e il sole del deserto. Le cabine si distribuiscono lungo il margine delle dune come una piccola flotta inclinata, costruendo una presenza volutamente straniante nel paesaggio. L’architettura traduce le condizioni estreme del luogo in soluzioni progettuali. Il profilo appuntito dei volumi devia i venti dominanti da sud-ovest, riducendone l’impatto sulle strutture, mentre grandi finestre aprono gli interni verso la linea lontana dell’oceano. All’interno, molti degli arredi sono integrati nell’architettura e richiamano gli spazi compatti delle antiche imbarcazioni. Anche l’edificio principale, che ospita lounge e ristorante, riprende in scala maggiore il linguaggio delle cabine, con panche e sedute che evocano cuccette e paratie navali.

Sulla Skeleton Coast, uno dei territori più inospitali della Namibia,
Nina Maritz Architects immagina un lodge ispirato ai relitti disseminati lungo
la costa. Un’architettura che trasforma l’idea del naufragio in rifugio,
costruendo un fragile equilibrio tra isolamento e protezione.

Il contrasto è il vero centro del progetto. Fuori, un territorio esposto, battuto dal vento e apparentemente infinito. Dentro, spazi raccolti e protetti. Shipwreck Lodge interpreta così il confine tra vulnerabilità e sicurezza, trasformando l’architettura in un dispositivo di protezione senza interrompere il rapporto con il paesaggio. La posizione remota ha imposto anche un’attenta strategia costruttiva. Per ridurre al minimo l’impatto ambientale, gran parte delle strutture è stata prefabbricata fuori dal sito, trasportata attraverso diverse fasi e assemblata direttamente sulla costa, limitando la presenza di lavoratori e la produzione di rifiuti in loco. Energia solare, riscaldamento solare dell’acqua e biodigestori contribuiscono a ridurre ulteriormente l’impronta del lodge. Il legno, proveniente da piantagioni, è stato scelto anche per la possibilità di essere rimosso al termine del periodo di concessione previsto per la struttura. L’involucro a doppia pelle è isolato con fibre ottenute dal riciclo di bottiglie di plastica, mentre particolari sistemi di fissaggio riducono l’utilizzo di componenti metallici, vulnerabili alla corrosione provocata dalle difficili condizioni costiere. In un luogo dove la natura sembra rendere impossibile qualsiasi forma di permanenza, Shipwreck Lodge costruisce così un paradosso: trasforma l’immagine del relitto, simbolo di abbandono e fragilità, in un rifugio. Un’architettura che non cerca di dominare il paesaggio, ma accetta le sue regole, offrendo a chi la attraversa la possibilità di abitare, per qualche giorno, uno dei margini più estremi del mondo.

SHIPWRECKED 1

Shipwreck Lodge, Namibia. Project by Nina Maritz Architects. Ph by Shawn van Eeden

SHIPWRECKED 2

Shipwreck Lodge, Namibia. Project by Nina Maritz Architects. Ph by Shawn van Eeden

SHIPWRECKED 3

Shipwreck Lodge, Namibia. Project by Nina Maritz Architects. Ph by Shawn van Eeden

SHIPWRECKED 4

Shipwreck Lodge, Namibia. Project by Nina Maritz Architects. Ph by Shawn van Eeden

SHIPWRECKED 5

Shipwreck Lodge, Namibia. Project by Nina Maritz Architects. Ph by Shawn van Eeden

SHIPWRECKED 6

Shipwreck Lodge, Namibia. Project by Nina Maritz Architects. Ph by Shawn van Eeden

SHIPWRECKED 7

Shipwreck Lodge, Namibia. Project by Nina Maritz Architects. Ph by Shawn van Eeden

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