UNPLUGGED

L’ospitalità contemporanea sta attraversando una trasformazione silenziosa ma radicale. Per molto tempo il viaggio ha promesso evasione: cambiare luogo, interrompere la routine, raggiungere una destinazione diversa. Oggi questa promessa appare meno lineare. Il viaggiatore non cerca soltanto un altrove geografico, ma condizioni capaci di incidere sul proprio equilibrio fisico, mentale e percettivo. Il benessere non è più un servizio accessorio dell’hotel, né una funzione relegata alla spa. Secondo il Global Wellness Institute, la spesa globale legata al wellness tourism ha raggiunto 894 miliardi di dollari nel 2024. Parallelamente, il sonno, il recupero e la qualità del riposo stanno diventando criteri sempre più centrali nella scelta di un soggiorno: Hilton rileva che quasi la metà dei viaggiatori globali evita di impostare la sveglia in vacanza, mentre due viaggiatori su cinque scelgono hotel in cui pensano di poter dormire meglio. UNPLUGGED nasce da questo scenario. Non come semplice invito a “staccare la spina”, ma come lettura di un cambiamento più profondo: il passaggio da un’ospitalità fondata sull’accumulo di esperienze a un’ospitalità capace di progettare condizioni. Dormire meglio, rallentare, ritrovare una relazione con il paesaggio, ridurre il rumore visivo, abitare la materia, recuperare il valore del tempo.

Il Global Wellness Institute stima che il turismo del benessere abbia raggiunto
un valore di 894 miliardi di dollari nel 2024.
Sempre più viaggiatori scelgono destinazioni in cui il progetto architettonico
contribuisce attivamente al benessere, trasformando sonno,
silenzio e qualità dello spazio in elementi centrali dell’esperienza.

In questa direzione, tecnologia e disconnessione non sono necessariamente termini opposti. La tecnologia accelera la pianificazione e personalizza l’esperienza; l’architettura, quando è davvero significativa, può invece restituire profondità, misura e presenza. Gli undici progetti raccolti in questo numero raccontano questa trasformazione attraverso geografie, culture e linguaggi molto diversi. A New York, l’Equinox Hotel di Rockwell Group e Joyce Wang assume sonno, recupero fisico e comfort percettivo come materia progettuale, ridefinendo il rapporto tra corpo e ospitalità. In Svezia, Biosphere di BIG – Bjarke Ingels Group per Treehotel trasforma la camera sospesa nella foresta in un piccolo ecosistema abitato anche da nidi per uccelli, spostando il tema del rifugio verso la coesistenza. Sulla costa settentrionale di Bali, The Tiing Hotel di Nic Brunsdon e Manguning lavora con cemento e bambù per costruire un’architettura radicata nel paesaggio tropicale e nella sua materialità. Nel nord della Cina, Wulingshan Eye Stone Spring di Vector Architects organizza l’esperienza termale come una progressiva ascesa tra bosco, roccia e luce. Ad AlUla, Dar Tantora The House Hotel di Shahira Fahmy restituisce nuova vita alla Old Town attraverso terra cruda, pietra e tecniche costruttive tradizionali, trasformando il recupero della memoria in una forma di ospitalità.

Secondo il 2025 Trends Report di Hilton, quasi un viaggiatore su due
desidera semplicemente poter dormire meglio durante il soggiorno.
Lo sleep tourism riflette un cambiamento culturale più ampio: l’ospitalità
non viene più misurata soltanto attraverso servizi e comfort, ma dalla capacità
di restituire tempo, energia e qualità della vita.

Nel Mar Rosso saudita, Ummahat 9-3 di Kengo Kuma & Associates sviluppa un sistema di ville e spazi per l’accoglienza che riprende le forme delle dune e delle strutture coralline, cercando una continuità tra architettura, mare e deserto. Sulla costa pacifica del Messico, Cuixmala, con interni firmati da Robert Couturier, racconta una diversa idea di eco-luxury, fondata sulla tutela di un paesaggio preservato. In Oman, Alila Jabal Akhdar di Atkins abita il bordo del canyon e rilegge materiali e forme della tradizione locale attraverso una presenza minerale e misurata. Sulle pendici della Zugspitze, ERIRO di Martin Gruber interpreta la montagna come condizione culturale, materiale e percettiva da abitare. In Australia, Ember Bath House di Studio Traces lavora sull’interiorità, trasformando ombra, acqua, temperatura e materia in strumenti di raccoglimento. Nel deserto dello Utah, la nuova villa di Amangiri firmata da MASASTUDIO porta all’estremo il valore della sottrazione, lasciando che siano il vuoto, la luce e la geologia del luogo a definire l’esperienza dello spazio. UNPLUGGED osserva dunque una nuova idea di ospitalità: meno legata alla spettacolarità dell’esperienza e più vicina alla qualità delle condizioni che un progetto riesce a costruire. Non luoghi da consumare, ma architetture capaci di restituire attenzione. In un mondo che misura tutto in connessione, velocità e prestazione, forse il vero lusso consiste ancora nella possibilità di abitare, per qualche giorno, un tempo più essenziale.

UNPLUGGED 1

Ummahat 9-3, Ummahat AlShaykh, Mar Rosso. Project by Kengo Kuma & Associates. Ph by Nicola Maniero

UNPLUGGED 2

Equinox Hotel, New York City. Project by Rockwell Group & Joyce Wang Studio. Ph by Collin Hughes

UNPLUGGED 3

Wulingshan Eye Stone Spring, Cina. Project by Vector Architects. Ph by Guowei Liu, Fangfang Tian

UNPLUGGED 4

Amangiri Residence, Utah. Project by MASASTUDIO. Ph courtesy of Aman

UNPLUGGED 5

Biosphere at Treehotel, Svezia. Project by BIG. Ph courtesy BIG

UNPLUGGED 6

Ember Bath House II, Perth. Project by Studio Traces. Ph by Dion Robeson

UNPLUGGED 7

Casa Cuixmala, Messico. Project and ph courtesy of Robert Couturier

UNPLUGGED 8

The Tiing, Bali. Project by Nic Brunsdon + Manguning. Ph by Ben Hosking

UNPLUGGED 9

Alila Jabal Akhdar, Oman. Project and ph courtesy by Atkins

UNPLUGGED 10

ERIRO, Ehrwald. Project by Martin Gruber. Ph by Alex Moling

UNPLUGGED 11

Dar Tantora The House Hotel, AlUla. Project by Shahira Fahmy. Ph by Maxime Seltenrijch

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