STEPS
Nell’architettura domestica la scala è spesso il luogo in cui lo spazio rivela il proprio carattere. Non è soltanto un elemento funzionale che collega livelli diversi, ma un dispositivo capace di costruire sequenze, generare relazioni visive e dare ritmo all’esperienza dell’abitare. Quando diventa protagonista del progetto, la scala smette di essere un semplice passaggio e si trasforma in una piccola architettura dentro l’architettura. Nella storia dell’architettura la scala è molto più di un semplice dispositivo di collegamento verticale. È uno degli elementi attraverso cui lo spazio prende forma, si organizza e si rivela nel tempo dell’esperienza. Già nel Rinascimento diventa terreno di sperimentazione architettonica: nel ricetto della Biblioteca Medicea Laurenziana a Firenze (1524–1559), Michelangelo Buonarroti progetta una delle scale più celebri della storia, concepita come una forma plastica che sembra espandersi nello spazio del vestibolo con i suoi gradini convessi centrali e le rampe laterali. Qui la scala non è più soltanto un elemento funzionale, ma un gesto architettonico capace di dominare lo spazio. Nel secolo successivo il tema si sviluppa ulteriormente nell’architettura barocca, dove il movimento diventa parte integrante della composizione. A Palazzo Barberini a Roma (1633–1634), Francesco Borromini realizza una celebre scala elicoidale in cui la successione delle colonne e l’andamento spiraliforme costruiscono un movimento continuo nello spazio. Nello stesso palazzo, Gian Lorenzo Bernini progetta una seconda scala monumentale a pianta quadrata, offrendo un esempio emblematico di come due interpretazioni diverse del percorso verticale possano convivere all’interno della stessa architettura.
Dalla scala della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo
alle sperimentazioni di Borromini, Wright e Scarpa, la storia dell’architettura mostra
come questo elemento possa diventare uno strumento capace di costruire
movimento e percezione nello spazio.
Con la modernità il rapporto tra movimento e architettura assume un nuovo significato. Nel Solomon R. Guggenheim Museum di New York (1943–1959), Frank Lloyd Wright sostituisce la tradizionale successione di scale con una rampa continua che organizza l’intero edificio come un unico percorso ascendente, trasformando la circolazione in struttura stessa dell’architettura. Nel secondo Novecento Carlo Scarpa riporta invece l’attenzione sul dettaglio e sulla costruzione dello spazio a scala ravvicinata: nel Museo di Castelvecchio a Verona (1959–1973) e nella Fondazione Querini Stampalia a Venezia (1961–1963) le scale diventano micro-architetture fatte di materiali, giunti e variazioni di quota, capaci di guidare il corpo attraverso sequenze spaziali attentamente calibrate. Oggi, nell’architettura degli interni, la scala torna spesso a occupare una posizione centrale. Non più soltanto elemento tecnico o passaggio funzionale, ma dispositivo capace di generare relazioni visive, articolare i livelli dell’abitare e definire l’identità spaziale dell’intero progetto. In molti interior contemporanei è proprio la scala a diventare il luogo in cui architettura, struttura e gesto progettuale si incontrano con maggiore intensità, trasformando un elemento necessario in uno dei momenti più espressivi dello spazio domestico.
I progetti raccolti in questo numero mostrano quanto la scala continui a essere centrale nella definizione dello spazio abitato. Nei dintorni di Kyiv, Sierra House, progettata da YODEZEEN, costruisce un interno monolitico e materico in cui la scala partecipa alla continuità strutturale dell’architettura, contribuendo a definire un organismo domestico compatto. A Firenze, Bellosguardo, trasformata da Dimorestudio, inserisce la scala in un ambiente stratificato dove riferimenti mid-century, memoria del design italiano e materiali preziosi costruiscono un racconto domestico di grande intensità visiva. A Londra, una residenza privata progettata da Natalia Bianchi rilegge la tipologia della townhouse vittoriana attraverso un linguaggio eclettico e luminoso, in cui la scala diventa il filo conduttore di uno spazio pensato come sequenza di ambienti colorati e permeabili alla luce. Sempre a Londra, Studio Dragó affronta il tema della verticalità lavorando sulla sezione dell’edificio: l’apertura di un pozzo di luce che segue il vano scala dall’ultimo livello fino al seminterrato trasforma la distribuzione domestica in un sistema tridimensionale continuo, dove la luce naturale attraversa la casa e mette in relazione i diversi piani. Villa Milano, progettata da PF&P, utilizza una scala a sbalzo come elemento di accesso agli ambienti principali, trasformando il passaggio tra i livelli in un gesto capace di rafforzare la continuità dello spazio. La scala a chiocciola collocata da Stefano Belingardi Clusoni nel soggiorno di una villa milanese diventa invece il cuore narrativo dell’interior: una presenza scultorea che organizza i tre livelli dell’attico e trasforma la verticalità in un’esperienza sensoriale e materica.
Nei progetti raccolti in questo numero
la scala torna protagonista dell’interior contemporaneo,
diventando l’elemento che organizza lo spazio
e definisce il carattere dell’abitare.
Sempre a Milano, il progetto di Garibaldi Architects lavora sul rapporto tra interno ed esterno attraverso una scala leggera a gradini sospesi che conduce alla terrazza panoramica dell’appartamento, mettendo in dialogo l’architettura razionalista dell’edificio con lo skyline contemporaneo di Porta Nuova. Nel contesto veneziano dell’Hotel Gabrielli, il progetto di Andrea Auletta affronta la trasformazione di uno storico albergo lagunare introducendo un sistema di percorsi verticali che mette in relazione memoria architettonica e nuova esperienza dell’ospitalità. Nel paesaggio rurale della Toscana, I Vivai al Parugiano, progettati da b-arch, trasformano invece una scala elicoidale in corten in una presenza scultorea che collega la hall alla cantina e costruisce uno dei momenti più intensi dell’esperienza dello spazio. Nel restauro di Villa Breia a Torino, Officina 8A lavora sulla continuità tra decorazione storica e sensibilità contemporanea, dove la scala principale diventa l’asse distributivo attorno al quale si organizza l’intera residenza, accompagnando il passaggio tra livelli e atmosfere differenti. Nel Cayo Exclusive Resort & Spa a Creta, progettato da Otto Studio, la scala assume invece una dimensione fortemente scenografica: attraversata da una monumentale installazione luminosa composta da grandi gabbie di bambù e farfalle in alluminio battuto, accompagna gli ospiti in un percorso immersivo che intreccia design, artigianato e memoria del territorio. Osservati nel loro insieme, questi progetti mostrano come la scala continui a essere uno degli strumenti più potenti del progetto architettonico: non solo perché permette di attraversare lo spazio, ma perché ne costruisce la sequenza e ne determina il ritmo, rimanendo uno dei pochi elementi capaci di rendere visibile il rapporto tra corpo, movimento e architettura.
Villa Breia, Italia. Project by Officina 8A. Ph by Sabrina Gazzola.
Hotel Gabrielli, Venezia. Project by Andrea Auletta. Ph by Mattia Aquila.
Progetto Marangoni, Milano. Project by Garibaldi Architects.
Sierra House, Ucraina. Project by YODEZEEN. Ph by Andrii Shurpenkov.
Apartment London, Gran Bretagna. Project by Studio Dragó. Ph by Alberto Strada.
Private Residence, London. Project by Natalia Bianchi. Ph by Francesco Dolfo.
I Vivai al Parugiano, Italy. Project by b-arch. Ph by Monica Spezia.
Private residence, Milano. Project by Stefano Belingardi Clusoni. Ph by Giulio Ghirardi.
Villa Milano, Italia. Project by PF&P. Ph by Matteo Imbriani.
Cayo Exclusive Resort & Spa, Creta. Project by Otto Studio. Ph by Vangelis Paterakis.
Private Residence, Bellosguardo, Italia. Project by Dimorestudio. Ph by Andrea Ferrari.
Di questo numero leggi anche:
STRATIFIED SPACE
Affacciato sulla laguna veneziana, l’Hotel Gabrielli riapre dopo un importante intervento di interior design firmato da Andrea Auletta.
THE SPIRAL INTERIOR
In una palazzina milanese degli anni Novanta, un attico di 260 mq rivela un’anima mediterranea. Una scala scultorea, al centro del progetto di Stefano Belingardi Clusoni, ridisegna lo spazio domestico.
LIGHT SHAFT
Un pozzo di luce che attraversa il vano scala connette i diversi livelli della casa e ridefinisce la percezione dello spazio domestico


